sabato 23 agosto 2014

19 Popolazione ed economia


POPOLAZIONE ED ECONOMIA

Quando si parla di economia, si fa riferimento sostanzialmente a due cose:
1-     i soldi
2-     il lavoro
Sono due aspetti strettamente connessi, dato che per avere soldi bisogna lavorare.
In realtà non tutti svolgono un lavoro, per questo la popolazione viene suddivisa in due categorie:
1-     la popolazione attiva (o forza lavoro)
2-     la popolazione non attiva
La popolazione attiva comprende:
- gli occupati (o addetti), cioè tutti coloro che svolgono un lavoro
- i disoccupati, cioè coloro che non hanno un lavoro, perché l’hanno perso, però lo cercano
- i giovani in cerca di occupazione, che di solito appena terminato gli studi e cercano di entrare nel mondo del lavoro.
Solitamente nelle statistiche economiche disoccupati e persone in cerca di prima occupazione vengono conteggiati assieme.

Due esempi di occupati

Disoccupati in fila davanti a un ufficio di collocamento, dove sperano di trovare lavoro

La popolazione non attiva comprende:
- le persone che non possono lavorare per motivi di età, ossia i bambini e i ragazzi che devono frequentare la scuola dell’obbligo, gli anziani in pensione, gli invalidi (coloro che per motivi di salute non sono in grado di svolgere un’occupazione)
- gli studenti che pur avendo un’età lavorativa non hanno un lavoro né lo cercano (si tratta degli studenti che continuano a studiare dopo la scuola dell’obbligo, in particolare gli universitari)
- le casalinghe, che svolgono un lavoro non riconosciuto come tale e che perciò non viene retribuito.

Due immagini stereotipate: foto di un pensionato che legge il giornale su una panchina, 
disegno del secolo scorso con  delle casalinghe felici di preparare da mangiare

Tra le persone che lavorano si distinguono i lavoratori autonomi e i lavoratori dipendenti.
I lavoratori autonomi non dipendono da nessuno e organizzano da sé la loro attività; rientrano tra i lavoratori autonomi i negozianti (cioè i proprietari di un negozio) e i liberi professionisti (cioè coloro che esercitano una professione, per la quale occorre un titolo di studio specifico: gli avvocati, gli architetti, i notai, eccetera).
I lavoratori dipendenti lavorano per un’altra persona, che li ha assunti e che li paga con uno stipendio (o salario). Se la persona che li ha assunti è proprietario dell’azienda (una fabbrica, un negozio, un laboratorio, eccetera) che dà lavoro, i lavoratori sono dipendenti privati; se a dare il lavoro è lo Stato o un altro ente pubblico (il Comune, la regione, eccetera) i lavoratori sono dipendenti pubblici.
L’attività dei lavoratori dipendenti è regolata da apposite norme legislative, che stabiliscono le mansioni, gli orari, lo stipendio, le ferie, i comportamenti in caso di malattia o infortunio, l’età per andare in pensione e così via.

Il proprietario di un negozia di frutta e verdura è un lavoratore autonomo, 
la cassiera al supermercato è un lavoratore dipendente

Ci sono però anche lavoratori dipendenti che non hanno un regolare contratto e perciò non hanno alcun diritto, non possono avanzare alcuna richiesta (per esempio non possono scioperare se vogliono un aumento di stipendio) e possono essere licenziati in qualunque momento e per qualsiasi motivo: si tratta del cosiddetto lavoro nero, che viene di solito offerto a persone in difficoltà, da datori di lavoro senza scrupoli, che così facendo decidono a proprio piacimento lo stipendio del lavoratore, non dichiarano allo Stato il loro guadagno reale e quindi non pagano le tasse dovute.

Una manifestazione sindacale contro il lavoro nero

ESERCIZIO:
Disegna e completa una tabella come la seguente, relativa a tutti i componenti della tua famiglia (se vuoi, puoi allargarla ad altre persone che conosci):


Persona attiva
Persona non attiva
Lavoratore autonomo
Lavoratore dipendente privato
Lavoratore dipendente pubblico
Lavoratore in nero
Papà






Mamma






Fratelli






Altri …







In classe poi si può creare una tabella statistica tra tutti i famigliari degli alunni.



I SETTORI DELL’ECONOMIA

Le attività economiche sono numerose e molto diverse; vengono suddivise i 3 settori:
-         il settore primario
-         il settore secondario
-         il settore terziario
Tra i 3 settori ci sono delle differenze molto precise e interessanti.
Il settore primario comprende quelle attività che, utilizzando le risorse fornite dall’ambiente (terra, acqua, rocce, animali e pianti), producono beni di prima necessità di cui tutti abbiamo bisogno.
Il settore secondario trasforma questi beni in prodotti più o meno complessi, a seconda del tipo di trasformazione che subiscono.
Il settore terziario vende questi prodotti trasformati e vende anche altri “beni”, che non sono dei prodotti veri e propri, ma dei servizi.
La seguente tabella illustra le attività dei 3 settori:

SETTORE PRIMARIO
SETTORE SECONDARIO
SETTORE TERZIARIO
Agricoltura: utilizza le piante per ricavarne vegetali commestibili per l’uomo o gli animali.

Allevamento: utilizza gli animali per ricavarne cibo di vario tipo (carne, latte, uova, pelli …).

Pesca: utilizza gli animali che vivono in acqua per ricavarne cibo.

Silvicoltura: utilizza gli alberi per ricavarne legname o cellulosa.

Estrazioni minerarie: ricavano dalla terra (dalle rocce in superficie o da quelle in profondità) minerali per costruire case, oggetti comuni o di lusso, sostanze per produrre energie o da utilizzare nelle industrie.
Artigianato: trasforma i beni ottenuti con i lavori del settore primario, lavorandoli in maniera semplice, a volte a mano e singolarmente.

Industria: trasforma i beni ottenuti con i lavori del settore primario, lavorandoli in maniera complessa, in fabbriche con molti dipendenti e con l’utilizzo di macchinari anche molto elaborati.

Un’industria petrolifera
Commercio: vende i beni del settore primario o (più spesso) quelli del settore secondario, nei supermercati e nei negozi di qualunque tipo.

Servizi: offrono (quasi sempre a pagamento) servizi di cui tutti abbiamo bisogno in una società avanzata come quella europea: l’istruzione scolastica, le cure medico-ospedaliere, i trasporti (dall’autobus urbano all’aereo), la politica (locale o statale), l’assistenza di qualunque tipo (legale, assicurativa, economica, ecc…), l’informazione (giornali, televisioni, Internet …), gli spettacoli e i divertimenti (musica, cinema, teatro, lunapark, stazioni balneari, piste sciistiche, ristoranti, discoteche …)

Settore primario: agricoltura
Settore primario: pesca
Settore primario: silvicoltura
Settore primario: estrazione mineraria
Settore secondario: artigianato (sartoria)
Settore secondario: industria farmaceutica
Settore terziario: commercio (vendita auto)
Settore terziario: servizi (studio  televisivo)

I 3 settori sono spesso consequenziali uno all’altro.
Osserva i seguenti esempi:
Esempio 1:
Il contadino coltiva i pomodori nel suo campo
L’industria trasforma il pomodoro in conserva
In pizzeria il pizzaiolo mette la conserva sulla tua pizza

Esempio 2:
L’allevatore alleva polli nella sua fattoria
L’industria trasforma la carne in wurstel di pollo
La mamma compra i wurstel al supermercato

Esempio 3:
Il boscaiolo abbatte l’albero della foresta
L’industria trasforma l’albero in carta e ne fa un libro
A scuola gli insegnanti ti fanno studiare sui libri



Tabella statistica:
La percentuale di popolazione attiva nei 3 settori nei principali Paesi europei:
Paese
Settore primario
Settore secondario
Settore terziario
Albania
59
13
28
Austria
13
22
65
Belgio
2
20
78
Bielorussia
11
34
55
Bosnia-Erzegovina
3
37
60
Bulgaria
10
33
57
Croazia
6
31
63
Danimarca
3
22
75
Estonia
5
34
61
Finlandia
5
26
69
Francia
4
23
73
Germania
2
26
72
Grecia
12
22
66
Irlanda
7
30
63
Islanda
3
11
86
Italia
4
30
66
Lettonia
11
27
62
Lituania
14
29
57
Lussemburgo
1
22
77
Macedonia
20
32
48
Moldavia
18
22
60
Norvegia
3
21
76
Paesi Bassi
2
17
81
Polonia
19
27
54
Portogallo
11
38
51
Regno Unito
1
17
82
Rep. Ceca
4
40
56
Romania
32
31
37
Russia
11
29
60
Serbia
3
30
67
Slovacchia
5
39
56
Slovenia
5
38
57
Spagna
5
29
66
Svezia
2
23
75
Svizzera
4
24
72
Ucraina
19
30
51
Ungheria
4
32
64



ESERCIZIO 1:

Disegna e completa una tabella come la seguente, relativa a tutti i componenti della tua famiglia che lavorano (se vuoi, puoi allargarla ad altre persone che conosci):


Settore primario
Scegli l’attività
Settore secondario
Scegli l’attività
Settore terziario
Scegli l’attività
Papà

Š agricoltura
Š allevamento
Š pesca
Š silvicoltura
Š estrazioni

Š artigianato
Š industria

Š commercio
Š servizio (indica di che tipo)
__________
__________
Mamma






Fratelli







In classe poi si può creare una tabella statistica tra tutti i famigliari degli alunni.

ESERCIZIO 2:
Inventa un triplice passaggio (dal settore primario, al secondario, al terziario) come negli esempi della lezione:


















domenica 17 agosto 2014

18 Lingue, religioni e nazioni in Europa


LINGUE, RELIGIONI E NAZIONI IN EUROPA

LE LINGUE:

Osserva la cartina:


Essa ti permette di capire con un colpo d’occhio che in Europa si parlano numerose lingue diverse. Ciò nonostante gli studiosi hanno accertato che moltissime di queste lingue europee hanno un’origine comune: un’antica lingua parlata nella Russia meridionale e da lì diffusasi in una vasta area da India a Europa, con variazioni più o meno accentuate: si sono formate così le cosiddette lingue indoeuropee, termine che avrai incontrato anche in Storia, a proposito dei popoli indoeuropei. I due concetti sono strettamente connessi, dato che sono proprio i popoli che parlano gli idiomi.

Alcune lingue europee sono differenti anche nella grafia alfabetica; a sinistra una scritta in caratteri greci all’aeroporto di Atene, a destra in cirillico all’aeroporto di Mosca

Nel corso dei millenni queste lingue si sono sempre più diversificate ed oggi gli studiosi le classificano in 3 gruppi principali, che hanno delle caratteristiche comuni nel lessico, nella grammatica e nella sintassi:
1-     il gruppo neolatino
2-     il gruppo germanico
3-     il gruppo slavo.
Le lingue del gruppo neolatino (l’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese e il rumeno sono le più parlate) derivano dal latino, la lingua parlata dai Romani e che da essi  è stata diffusa in buona parte dell’Europa in seguito alla loro espansione e alla formazione dell’Impero Romano.
Le lingue germaniche sono quelle parlate dai discendenti degli antichi Germani, quei popoli che vivevano nell’Europa centro-settentrionale e che nel V secolo d.C. hanno invaso l’Impero Romano, decretandone la fine. Le lingue germaniche più importanti sono il tedesco, l’inglese, l’olandese, il danese, il norvegese, lo svedese e l’islandese.
Le lingue slave sono quelle parlate nell’Europa orientale (il russo, il polacco, l’ucraino, il ceco, lo slovacco, il bulgaro, il croato, il serbo e altre) e diffuse dagli antichi Slavi in questo ampio territorio.
Appartengono alla grande famiglia delle lingue indoeuropee anche il greco, l’albanese, le lingue baltiche e quelle celtiche: queste ultime erano un tempo più diffuse, mentre oggi sono parlate solo in Bretagna (nel nord-ovest della Francia) e in alcune isole britanniche, convivendo con il francese e l’inglese, che sono le lingue ufficiali di queste zone.
Non appartengono alla famiglia indoeuropea altre lingue parlate in Europa: il basco (parlato in una piccola area tra Spagna e Francia), le lingue ugro-finniche (parlate in Finlandia, Estonia e Russia), il magiaro (Ungheria), il turco e l’arabo maltese.

Un murales in lingua basca inneggiante al movimento separatista dell’ETA, 
gruppo terroristico responsabile della morte di più di 800 persone in circa 50 anni

Una lingua è una cosa viva, che cambia nel tempo e in continuazione: tu stesso avrai modo in breve (se non l’hai già fatto) di constatare la nascita di neologismi (parole nuove) o la scomparsa di espressioni una volta comuni. Ancor più il fenomeno è evidente nel corso dei secoli: in effetti i contatti tra popolazioni che parlano idiomi diversi contribuiscono ai cambiamenti linguistici, sia con l’introduzione di parole prese da un’altra lingua, sia con cambiamenti grammaticali più o meno profondi ed efficaci.
Per esempio, l’italiano è sicuramente una lingua neo-latina, poiché alla sua base c’è il latino, però è anche una lingua ricca di parole di origine germanica, araba, spagnola, inglese, francese, eccetera. Se consulti un dizionario alla ricerca dell’etimologia delle parole italiane, puoi verificarlo facilmente.
Ogni Paese ha una lingua ufficiale: è quella usata in tutti i documenti e atti dello stato, quella che si usa nelle occasioni pubbliche e spesso quella che viene insegnata nelle scuola.
Nella seguente tabella sono indicate le lingue ufficiali degli Stati europei:

Paesi
Lingua ufficiale
Paesi
Lingua ufficiale
Albania
Albanese (tosco)
Macedonia
Macedone
Andorra
Catalano
Malta
Inglese / Maltese
Austria
Tedesco
Moldavia
romeno
Belgio
Fiammingo / Francese
Monaco
Francese
Bielorussia
Bielorusso / Russo
Norvegia
Norvegese (bokmål e nynorsk)
Bosnia-Erzegovina
Bosniaco / Serbo-croato
Paesi Bassi
Olandese
Bulgaria
Bulgaro
Polonia
Polacco
Croazia
Croato
Portogallo
Portoghese
Danimarca
Danese
Regno Unito
Inglese
Estonia
Estone
Repubblica Ceca
Ceco
Finlandia
Finnico / Svedese
Romania
Rumeno
Francia
Francese
Russia
Russo
Germania
Tedesco
San Marino
Italiano
Grecia
Greco
Serbia
Serbo
Irlanda
Inglese / Gaelico
Slovacchia
Slovacco
Islanda
Islandese
Slovenia
Sloveno
Italia
Italiano
Spagna
Spagnolo (castigliano)
Lettonia
Lettone
Svezia
Svedese
Liechtenstein
Tedesco
Svizzera
Tedesco / Francese / Italiano / Ladino
Lituania
Lituano
Ucraina
Ucraino
Lussemburgo
Francese
Ungheria
Ungherese

Però, ogni Paese ha anche i propri dialetti, cioè quelle variazioni rispetto alla lingua ufficiale, che di solito sono diffuse su un territorio limitato e sono incomprensibili (o difficilmente comprensibili) in altre zone; in Italia, per esempio è difficile per un veneto comprendere un siciliano, o per un calabrese comprendere un friulano, se parlano in dialetto.
I dialetti sono usati prevalentemente nella comunicazione orale e in famiglia: per questo hanno un valore sentimentale molto forte, perché ci ricordano l’infanzia, il paese in cui siamo nati, certi stili di vita che magari, crescendo, abbiamo perduto. Questo succede spesso in Italia, dove non solo i dialetti sono ancora molto parlati, ma in certi casi hanno anche avuto una ricca tradizione letteraria; si pensi al milanese di Carlo Porta, al veneziano di Carlo Goldoni, al romanesco di Giuseppe Gioacchino Belli, al napoletano di Eduardo De Filippo (o si pensi all’altrettanto ricco patrimonio di canzoni dialettali, da quelle napoletane al genovese di Fabrizio De Andrè usato nell’album “Crêuza de mä”).

Scena da “Sior Todero brontolon”, una commedia di Carlo Goldoni in dialetto veneziano

Scena dal film “Napoli milionaria”, tratto da una commedia di Eduardo De Filippo 
in dialetto napoletano

Copertina dell’album di Fabrizio De Andrè “Crêuza de mä”, cantato interamente in genovese.
Se vuoi ascoltare una versione live della canzone che dà il titolo all’album, clicca sul link seguente:


I confini degli Stati europei non coincidono sempre con i confini linguistici: una lingua non è parlata solo all’interno di uno Stato, né all’interno di uno Stato si parla una sola lingua. Per esempio il tedesco viene parlato in Germania, in Austria, in Svizzera, in Francia, in Italia e anche in altre nazioni; nello stesso tempo in Germania, oltre al tedesco, sono usati anche il frisone (un’altra lingua germanica) e il sorabo (una lingua slava).
In questi casi succede che uno Stato abbia una sua lingua ufficiale, dominante – per così dire – su una o più lingue, che di solito sono parlate da una minoranza di persone, le quali formano appunto una minoranza linguistica. Alcuni Stati hanno delle apposite leggi a tutela delle minoranze linguistiche, altri no e impongono obbligatoriamente l’uso ovunque della lingua ufficiale.

Cartello pubblicitario bilingue (francese e fiammingo) per un Festival a Rexpoëde, un comune al confine tra Francia e Belgio
Segnaletica stradale bilingue (francese e bretone) in Bretagna


LE RELIGIONI:

In Europa la religione di gran lunga più praticata è il Cristianesimo, che si diffuse nelle regioni attorno al Mediterraneo nei primi secoli dopo Cristo e nell’Europa centro-settentrionale nel corso del Medioevo. Lo puoi vedere nella cartina seguente:


Alcuni avvenimenti storici successi nei secoli hanno provocato delle scissioni all’interno del Cristianesimo, per cui oggi ne fanno parte chiese diverse: quella cattolica, quella ortodossa, alcune Chiese protestanti e quella dei testimoni di Geova (nata nel 1878).
La Chiesa cattolica ha come unico capo il papa (o sommo pontefice), che comunque agisce con l’aiuto di cardinali e di vescovi. Fino al 1870 il papa aveva non solo il potere religioso su tutta la Chiesa cattolica, ma anche un potere temporale (cioè politico ed amministrativo) su una parte dell’Italia centrale, che si chiamava Stato della Chiesa. Le vicende storiche del Risorgimento italiano hanno ridotto il potere temporale del papa a un piccolo territorio, la Città del Vaticano, che è il più piccolo stato al mondo e si trova dentro la città di Roma.

Papa Francesco durante una cerimonia liturgica nella Basilica di San Pietro (Città del Vaticano)

La Chiesa ortodossa è nata nell’XI secolo in seguito allo Scisma d’Oriente del 1054, che ha portato le chiese dell’Europa orientale a staccarsi dalla Chiesa cattolica, poiché rifiutavano di riconoscere l’autorità del pontefice e consideravano se stesse come le sole chiese fedeli all’insegnamento cristiano (ortodosso significa proprio questo). Gli ortodossi non hanno un unico capo, ma i fedeli di ogni Stato formano di solito una chiesa sotto la guida di un patriarca.

Cerimonia liturgica ortodossa in una chiesa di Mosca

Le Chiese protestanti sono quelle nate in seguito alle proteste di Martin Lutero e alle riforme avviate da lui e da altri, come Giovanni Calvino (per questo vengono chiamate anche Chiese riformate); proteste e riforme nate dal rifiuto di riconoscere l’autorità del papa (su temi di natura politica, ma anche dottrinale) e che si sono diffuse a partire dal XVI secolo nell’Europa centro-settentrionale. I protestanti sono divisi in varie chiese:
- le Chiese evangeliche luterane (ispirate alla predicazione di Martin Lutero)
- le Chiese presbiteriane (ispirate a Calvino)
- la Chiesa anglicana (la chiesa nazionale d’Inghilterra, nata per volontà del re Enrico VIII negli anni 20 del XVI secolo e che ancora oggi ha come capo il sovrano del Regno Unito)
- la Chiesa metodista (fondata in Inghilterra nel XVIII secolo da John Wesley)
- la Chiesa valdese (nata nel XII secolo, quindi ben prima della Riforma protestante, ma che si è poi unita alle chiese riformate).
Le chiese protestanti non sono guidate da una figura paragonabile a quella del papa nel Cattolicesimo: le decisioni importanti sono prese nel sinodo, una riunione tra pastori e a volte credenti laici. I pastori sono le guide spirituali dei fedeli e, a differenza di quanto accade nella Chiesa cattolica, possono sposarsi e possono essere anche donne (un sinodo della Chiesa anglicana del luglio 2014 ha stabilito che le donne possono anche diventare vescovi).

Statua a Martin Lutero a Wittenberg (Germania)

Oltre al Cristianesimo in Europa sono presenti anche altre religioni, in particolare l’Ebraismo e l’Islamismo.
Gli Ebrei erano diffusi nell’area mediterranea già nell’Età Antica, ma il diffondersi del Cristianesimo provocò nei loro confronti numerose persecuzioni, per motivi non solo religiosi, ma anche economici e politici. Molte comunità ebraiche dovettero abbandonare alcune regioni o stati in cui vivevano e trasferirsi altrove, in Paesi tolleranti; ma a volte anche qui gli Ebrei erano costretti a vivere in quartieri delimitati – i ghetti – che potevano di notte anche essere chiusi, per cui chi ci viveva non era libero di muoversi. Il culmine delle persecuzioni contro gli Ebrei fu raggiunto dal governo nazista di Hitler, che ne ordinò lo sterminio, praticato nei campi di concentramento. Al termine della Seconda guerra mondiale molti sopravvissuti lasciarono l’Europa, per stabilirsi nel neonato Stato di Israele o negli U.S.A., perciò oggi gli Ebrei che vivono in Europa sono molti di meno rispetto al passato: in tutto il nostro continente sono meno di 3 milioni.

Ebrei ortodossi in una strada di Londra

La religione Islamica è diffusa soprattutto nella penisola Balcanica (in particolare in Bosnia-Erzegovina, in Albania e nella Turchia europea), in quanto essa fu a lungo sotto il dominio dei Turchi, che erano musulmani. Inoltre l’Islamismo è praticato dai numerosi lavoratori extracomunitari presenti un po’ ovunque in Europa; oggi in Europa sono più di 10 milioni.

Musulmani in preghiera nella moschea di Parigi

Ugualmente legate principalmente ai lavoratori extracomunitari presenti nel nostro continente sono il Buddhismo e l’Induismo, religioni con milioni di fedeli in Asia, minoritarie in Europa.
Va ricordato, infine, che in Europa ci sono anche gruppi di atei o di persone che, pur credendo in qualche divinità, non fanno parte di nessuna chiesa; questo avviene sia tra persone nate in Europa e che abbandonano in età adulta la religione che gli è stata impartita da bambini, sia tra immigrati non europei, che provengono da Paesi laici in cui non ci sia alcuna religione ufficiale, come la Cina.

Manifesto comparso a Pisa nel 2009 dell’associazione italiana UAAR 
(Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti)

LE NAZIONI:

Un gruppo di persone, che parlano la stessa lingua, praticano la stessa religione e si riconoscono in una storia e in una serie di tradizioni comuni, forma una nazione, ossia un insieme di individui uniti da un legame di cui sono consapevoli, che accettano e che cercano di difendere dal dominio di un’altra nazione.
Non sempre il concetto di Nazione coincide con quello di Stato, ossia quel territorio delimitato da confini precisi, all’interno dei quali vige una legge comune: infatti vi sono Stati in cui convivono Nazioni diverse (per esempio in Svizzera e in Belgio) e vi sono Nazioni divise tra più Stati (per esempio la Nazione tedesca si trova in Germania, in Austria, in Svizzera e altrove).
Ci sono anche Nazioni che non hanno un proprio Stato, come succede per i Baschi (che vivono tra Spagna e Francia) o per i Frisoni (che vivono nei Paesi Bassi).
Questo si spiega con i fatti storici delle singole Nazioni e dei singoli Stati, e in particolare con le guerre, al termine delle quali vengono stipulati trattati internazionali (per esempio per decidere i confini di uno Stato) che non tengono conto della volontà delle popolazioni.
Molte volte è successo che la conseguenza di questo modo di fare ha generato l’oppressione di una Nazione da parte di un’altra.
E l’oppressione ha sviluppato, in particolare nel XIX secolo, la trasformazione del concetto di Nazione in Nazionalismo, cioè un’idea politica tesa a rivendicare per la propria Nazione il diritto di costituirsi in Stato autonomo (com’è accaduto in Italia con le lotte per l’indipendenza risorgimentali). Spesso, però, il Nazionalismo si è caratterizzato come un’esaltazione della propria Nazione a danno delle altre, considerate inferiori; questa è la causa principale delle due guerre mondiali del XX secolo, ma anche di tante altre violenze che hanno insanguinato l’Europa negli ultimi decenni, con attentati terroristici (in Spagna da parte dei baschi, in Francia dei corsi) o guerre civili (nell’Irlanda del Nord tra cattolici e protestanti, nell’ex Jugoslavia tra serbi, bosniaci e croati).
Non sempre la presenza di più Nazioni all’interno di uno Stato provoca violenze e guerre: quasi sempre, però, tra gruppi diversi la tensione è molto forte, come in Belgio tra fiamminghi e valloni, o come in Svizzera, che pure è uno stato federale e le diverse comunità godono di una certa autonomia, dove però non sempre esse sono viste di buon occhio.
Inoltre negli ultimi anni in molti Stati europei sono nati alcuni partiti politici, che, puntando su una vera ma più spesso presunta paura di chi è diverso, hanno ottenuto vasti consensi popolari e contribuito ad alimentare la diffidenza, l’intolleranza o l’odio verso chi non è del gruppo etnico dominante.

Musulmani ed ebrei nelle strade di Londra: la pacifica convivenza tra popoli diversi viene spesso rese difficile dalle scelte politiche di alcuni Stati o di alcuni partiti.

Festa multietnica a Dovadola (in provincia di Forlì-Cesena): molte associazioni, spesso di volontariato, si danno da fare per l’integrazione di qualsiasi comunità nel territorio in cui vivono