giovedì 16 luglio 2015

30 La civiltà europea




LA CIVILTÀ EUROPEA

L’Europa è un continente aperto, privo di confini definitivi: a est solo una bassa catena montuosa, gli Urali, la divide dall’Asia, di cui in fondo è solo una penisola; a sud il Mar Mediterraneo ha permesso piuttosto facilmente i rapporti con l’Africa e il Medio Oriente. Solo a nord, per la presenza dell’Artico, e a ovest, a causa dell’oceano Atlantico, i contatti con il resto del mondo sono stati a lungo impossibili.

Nell’immagine si vede chiaramente la massa compatta dell’Asia e l’appendice frastagliata dell’Europa, che ne è solo una penisola a un’estremità

Pur così aperto, il nostro continente ha sviluppato nei millenni delle caratteristiche culturali assolutamente originali, che costituiscono quella che chiamiamo civiltà europea, la quale si è progressivamente diffusa e affermata in quasi tutto il resto del mondo.
Con il termine civiltà europea si intendono sia i modi tipicamente europei di organizzare il territorio (mediante la costruzione di città, la coltivazione delle campagne, le vie di comunicazione terrestri o marittime, eccetera), sia le caratteristiche della vita sociale, culturale ed economica del continente. Per esempio è in Europa che è nata la moderna economia industriale e che si sono affermati, a partire dal Settecento, i concetti di democrazia, libertà e uguaglianza dei cittadini.
Non tutta l’Europa, comunque, ha contribuito in uguale misura al formarsi della civiltà europea: è stata soprattutto l’Europa occidentale a creare i caratteri comuni del territorio e dell’organizzazione socio-economica del continente. L’Europa occidentale comprende gli Stati che si trovano nella parte più occidentale del continentale, ossia l’Inghilterra, la Francia, la Germania, la Spagna e l’Italia; a questi va aggiunta per importanza culturale la Grecia.

Nella cartina, in giallo gli Stati che maggiormente hanno contribuito alla formazione della civiltà europea, in rosa quelli la cui importanza è meno rilevante, in arancione la Grecia

Una breve sintesi della storia europea comincia proprio dalla Grecia, la cui civiltà fu la prima ad affermarsi in profondità nel territorio. Infatti, a differenza delle precedenti civiltà fenicia e cretese, la civiltà greca non si limitò a costruire scali commerciali sulle coste del Mediterraneo, ma creò una rete di popolose città, i cui abitanti bonificarono i terreni circostanti, trasformandoli i campi coltivabili, da cui ricavarono merci agricole pregiate (cereali, olio, vino) e dominarono così i commerci marittimi per secoli.
La civiltà greca era organizzata in poleis (al singolare polis), ossia città-stato autonome, dotate di un proprio governo: in una di esse, Atene, venne sperimentata una prima forma di governo democratico, in cui agli individui liberi erano riconosciuti uguali diritti e la possibilità di partecipare alla vita politica. Le poleis furono la culla del pensiero europeo occidentale, grazie all’opera di importanti filosofi quali Aristotele, Platone, Talete, Pitagora, Socrate, che costruirono le basi non solo della filosofia occidentale, ma anche dell’aritmetica, della geometria e dell’astronomia moderne.
Per i Greci l’Europa coincideva con lo spazio in cui era diffusa la loro civiltà, ossia l’area del Mar Mediterraneo e del Mar Nero: al di fuori di essa c’era il territorio dominato dalla tirannia, abitato da popoli barbari e privi di leggi.

Il Partenone di Atene, uno dei simboli più noti dell’antica civiltà greca

Negli stessi secoli in cui ebbe vita la civiltà greca l’Europa centro-settentrionale era meno popolata, non aveva città e le comunità vivevano in villaggi o case isolate.
Furono i Romani a unire per primi gran parte dell’Europa sotto un unico stato: a ovest giunsero fino alle isola britanniche, a est fino al Reno e al Danubio nelle pianure settentrionali e fino al Mar Nero nella penisola Balcanica, a sud fino alle coste nordafricane, la valle del Nilo e l’Anatolia. Come i Greci consideravano barbari tutti i popoli che abitavano al di fuori dei loro confini.
Nei territori da loro amministrati i Romani disboscarono enormi aree rendendole coltivabili e collegarono regioni lontane attraverso una rete stradale assai sviluppata. Inoltre costruirono numerose città e ampliarono quelle esistenti, dotandole di edifici e servizi pubblici, strade, ponti, acquedotti, fognature. La diffusione di nuove tecniche agricole, idrauliche e di ingegneria civile contribuì alla trasformazione di vasti territori fino ad allora privi o quasi di insediamenti umani; in questi territori i Romani introdussero una lingua e una moneta uniche e regolarono la vita civile sulla base di leggi che costituivano il diritto romano, al quale tuttora si ispirano quasi tutti i sistemi giuridici degli Stati europei moderni.

L’acquedotto romano du Pont du Garde in Francia, costruito nel 17 a.C.

Nei primi secoli dopo Cristo, quindi, il territorio europeo era distinto in due aree molto diverse tra loro: una vasta area sud-occidentale occupata dalla civiltà romana e provvista di una fitta rete di città e strade, e un’altra area nord-orientale (Germania, Polonia, paesi scandinavi, Russia), poco organizzata e abitata per lo più da popolazioni nomadi.
A partire dal III secolo d.C. le invasioni barbariche contribuirono al declino dell’impero romano, la cui parte occidentale finì di esistere nel 476, mentre quella orientale resistette ancora per molti secoli. Nell’Europa occidentale le guerre e i saccheggi distrussero le città e le vie di comunicazione, fecero diminuire i commerci e i raccolti dei campi, molti dei quali tornarono a essere ricoperti di boschi; la popolazione si ridusse di numero, abbandonò le città e si rifugiò nelle campagne e, mescolandosi con i nuovi popoli, cambiò le abitudini romane con nuove usanze: per esempio dall’incontro della lingua latina con gli idiomi dei popoli barbarici nacquero le diverse lingue che ancora oggi vengono parlate in Europa.

Se da una parte i popoli cosiddetti barbarici hanno fatto crollare l’Impero Romano,
dall’altra hanno contribuito con la loro cultura (testimoniata da questo Tempietto longobardo 
di Cividale del Friuli - Italia) alla formazione della civiltà europea

Il sistema politico romano fondato su un forte potere centrale fu sostituito dal feudalesimo, che prevedeva che il governo di un territorio si basasse sulla fedeltà personale tra un sovrano e dei signori locali; fedeltà che faceva presto a venir meno, per interesse o per cupidigia, donde il continuo ricorso a guerre e violenze, che segnarono tutti i secoli di questo periodo, chiamato Alto Medioevo.
Secoli nei quali la Chiesa cattolica svolse un ruolo molto importante, non solo perché si impose come religione dominante al posto del politeismo romano o barbarico, ma anche perché trasformò il territorio: nelle campagne sorsero molti conventi e abbazie, dove grazie ai monaci i campi continuarono a essere coltivati e irrigati e poterono essere dei centri di produzione agricola a volte anche in grado di sostentare una numerosa popolazione; nelle città i vescovi riuscirono spesso a mantenere viva quella civiltà greco-romana, modificata secondo gli insegnamenti del Cristianesimo, che i popoli barbarici avevano, pur ammirandola, fatta decadere.

Veduta aerea dell’abbazia di San Gallo in Svizzera

La ripresa economica e la crescita demografica si ebbero dopo l’anno Mille, nel periodo del Basso Medioevo; la novità che segnala la ripresa è data dallo sviluppo delle città, che si affermarono come il luogo più favorevole per i traffici commerciali e le attività artigianali, ma anche per lo sviluppo culturale e artistico che culminò nel Quattrocento con il Rinascimento.
Fra il ‘200 e il ‘300 si formarono i primi stati nazionali (Francia, Spagna, Inghilterra), che costituiscono l’origine dei moderni stati europei.
Con la scoperta dell’America (1492) e l’inizio dell’Età Moderna si registrò lo sviluppo economico degli Stati occidentali che si affacciavano sull’oceano Atlantico: dapprima Portogallo e Spagna, poi Francia, Inghilterra e Paesi Bassi.

Il Monumento alle Scoperte a Lisbona (Portogallo)

Dall’epoca delle scoperte geografiche l’Europa affermò la sua supremazia sul mondo: gli Stati dell’Europa occidentale diedero vita al colonialismo, cioè la conquista e lo sfruttamento delle terre e delle popolazioni degli altri continenti. Ciò accadde prima in America, poi in Asia, Africa e Oceania, dove le potenze europee imposero le proprie lingue, le tradizioni culturali e religiose, i sistemi scolastici, gli stili architettonici, le modalità di organizzazione dello Stato. Inoltre diffusero un sistema economico a loro molto conveniente, così impostato: da una parte traevano dalle colonie materie prime e prodotti agricoli sfruttando una manodopera a basso costo o gli schiavi razziati in Africa; dall’altra esportavano i prodotti delle manifatture o delle fabbriche europee nelle colonie, costrette ad acquistare tali prodotti, poiché era loro proibito produrseli da sé (quando le colonie del Nord America si rifiutarono di accettare questa regola, scoppiò una guerra che portò alla nascita degli Stati Uniti d’America, ma rimase un episodio isolato).

In rosa l’Impero britannico nel 1897

Il colonialismo permise agli Stati europei di arricchirsi enormemente, in particolare all’Inghilterra che nel Settecento poté usare gli ingenti capitali accumulati per ricercare nuove modalità economiche e dar vita così alla rivoluzione industriale, un nuovo sistema di produzione, incentrato sulla fabbrica, in grado di fornire merci in serie e in grandi quantità con tempi e costi ridotti grazie all’impiego di macchine.
Nell’Ottocento l’industrializzazione si estese agli altri stati dell’Europa centro-occidentale (e agli Stati Uniti d’America) e poi alle regioni meridionali e orientali, rafforzando così la supremazia economica dell’Europa nel mondo.

La città di Sheffield (Inghilterra) in una litografia del 1855

L’industrializzazione trasformò il territorio e le società nei Paesi coinvolti in tale processo, provocando un’enorme crescita delle città, un vertiginoso aumento demografico, un continuo progresso tecnologico e scientifico, che, nel Novecento, a causa delle due guerre mondiali, permise agli U.S.A. di superare l’Europa e di diventare la prima potenza economica del mondo. Gli Stati europei si trovarono in secondo piano anche rispetto all’altro paese vincitore della Seconda guerra mondiale, cioè la Russia, e solo nei decenni successivi alcuni di essi (Regno Unito, Germania, Francia), così come il Giappone che la guerra l’aveva perduta, seppero riprendersi. Nel frattempo la decolonizzazione, cioè la graduale conquista dell’indipendenza da parte delle colonie africane e asiatiche, ha contribuito allo sviluppo di nazioni come la Cina, l’India, il Brasile.

Alcuni degli spettacoli in programmazione al Grand Theatre di Shanghai (Cina); essi sono un esempio di come l’Europa abbia conquistato il mondo con la propria cultura

Viene da chiedersi a questo punto: perché la civiltà europea seppe imporsi nei secoli in questo modo? Perché era veramente superiore alle altre civiltà esistenti nel mondo, o perché utilizzò senza scrupoli la propria forza e anche la propria arroganza spazzando via tutto ciò che incontrò sulla sua strada? La storia ci dice degli stermini praticati dagli europei nei confronti degli indios del Centro-America, o dei pellerossa del nord, o degli aborigeni australiani; ci dice della vergogna della tratta dei neri dall’Africa e delle guerre combattute tra europei stessi per il predominio sul mondo. Ognuno deve trarre da questo le proprie conclusioni, secondo la sua sensibilità ed educazione.

venerdì 10 aprile 2015

29 Il settore terziario - Servizi del terziario tradizionale e del terziario avanzato in Europa



IL SETTORE TERZIARIO: SERVIZI DEL TERZIARIO TRADIZIONALE E DEL TERZIARIO AVANZATO IN EUROPA

Nei Paesi ricchi dell’Europa il settore terziario è in forte espansione: nel nostro continente, infatti, si è passati quasi ovunque alla cosiddetta epoca postindustriale, caratterizzata dalla crescente automazione del lavoro nei tre settori, dallo sviluppo delle attività di ricerca, dall’aumento delle spese per i cosiddetti beni immateriali che migliorano la qualità della vita (i servizi sociali e culturali e le attività del tempo libero).
Questo comporta tutta una serie di attività economiche, che possiamo distinguere in terziario tradizionale e terziario avanzato (qualcuno lo chiama anche quaternario).
Nel settore del terziario tradizionale, oltre al commercio, al credito e al trasporto, che abbiamo già analizzato, possiamo includere quei servizi legati al cosiddetto stato sociale (per esempio l’istruzione, la sanità, le pensioni) e quelli legati al tempo libero (per esempio il turismo, lo sport, la cultura nelle sue varie forme).
Nel terziario avanzato collochiamo tutte le attività che, sia nel campo economico, sia in quello sociale, politico e culturale, si distinguono per l’alto contenuto di innovazione, oggi legato soprattutto al mondo dell’informatica.
Esaminiamo ora alcune di queste attività, per vedere come funzionano e quali conseguenze hanno nel paesaggio.


I SERVIZI DELLO STATO SOCIALE

Lo stato sociale (che, con espressione inglese, viene chiamato anche welfare state, o popolarmente anche solo welfare) comprende tutti quei servizi finalizzati all’istruzione (le scuole di ogni ordine e grado), alla salute (ospedali e centri ambulatoriali) e alla difesa del lavoro (per esempio con gli assegni familiari per i lavoratori con figli a carico, oppure con l’indennità di disoccupazione per chi è senza lavoro, o ancora con le tutele per le donne che stanno per avere un figlio o per i genitori – la madre, ma nel nord Europa anche il padre – che hanno dei figli neonati).

La copertina di un libro sul welfare per i padri nell’Europa settentrionale

Sono servizi finanziati dalle tasse versate dagli abitanti dei diversi Paesi, di cui beneficiano anche coloro che evadono le tasse; per questo l’evasione fiscale è una piaga che non fa onore agli Stati che non la combattono (oltre che agli evasori!).
Sono servizi che impiegano numerosi addetti e variano molto da stato a stato: sono diffusissimi e di ottimo livello nei Paesi scandinavi, in Germania, in Francia e nel Benelux. Sono inferiori per quantità e qualità nel Regno Unito e nei Paesi mediterranei, anche a causa dell’evasione fiscale e della corruzione politica qui piuttosto diffuse.

Manifestazione in difesa del welfare state a Londra

Nell’Europa orientale si è passati dall’epoca socialista (fino al 1989), in cui i servizi sociali di base erano garantiti a tutta la popolazione, all’epoca attuale, che si è aperta all’economia di mercato e che non dovunque ha conservato lo stato sociale: in alcuni Stati come la Russia, l’Ucraina, la Moldavia, la Romania si registra oggi un aumento preoccupante dell’analfabetismo, dell’abbandono di anziani e di minori, della diffusione di malattie gravi (quali la tubercolosi e l’AIDS) e di tossicodipendenze. Il tutto aggravato – come sempre accade – nelle situazioni di conflitto sociale e militare.

Nei canali sotterranei di Bucarest (Romania) vivono bambini e ragazzi senza una casa

I politici di tutta Europa danno molta importanza all’istruzione; purtroppo le belle parole non sempre si accompagnano a dati di fatto altrettanto positivi. Infatti ci sono Stati in cui l’abbandono scolastico è molto forte, a causa della povertà o di condizioni di degrado sociale, e ci sono Stati in cui le condizioni delle scuole sono scadenti.

Una scuola in un villaggio rurale della Russia

L’istruzione si divide in obbligatoria e facoltativa: quella obbligatoria riguarda i giovani compresi genericamente tra i 6 e i 15 anni, ma ogni Stato ha proprie leggi in materia (vedi tabella sottostante). L’istruzione precedente a quella dell’obbligo (l’asilo) e quella successiva (parte delle scuole superiori e l’università) è facoltativa: essa è tanto più diffusa quanto più lo Stato è ricco economicamente. Nei Paesi più ricchi, inoltre, l’insegnamento viene svolto in edifici sicuri, curati, dotati di aule spaziose e attrezzate, di laboratori e di palestre, di strumenti moderni. Nei Paesi meno progrediti a volte gli edifici scolastici sono cadenti o addirittura pericolosi.

La durata dell’obbligo scolastico in alcuni Paesi europei

Un discorso analogo si può fare per gli ospedali e per le diverse strutture che si occupano della sanità; in Europa, comunque, il livello di assistenza medica è molto buono, addirittura superiore per certi aspetti a quello di Stati anche economicamente sviluppati, quali gli U.S.A. e il Giappone. Quasi tutti i Paesi europei garantiscono alla totalità dei cittadini l’accesso gratuito o semigratuito alle cure ospedaliere in strutture pubbliche o convenzionate (cioè private, ma che operano seguendo le regole delle strutture pubbliche) e finanziano le spese per le visite mediche e i farmaci; nel Nord America, invece, lo stato sociale assicura solo alcune prestazioni sanitarie di base.

L’Ospedale dell’Angelo di Mestre (Italia)

Anche il sistema pensionistico in Europa è in gran parte gestito dagli Stati, che garantiscono una piccola pensione sociale anche agli anziani in difficoltà economiche e per quanto riguarda gli altri settori del welfare state le regioni meglio organizzate sono in generale quelle settentrionali.
Scuole, ospedali, ambulatori medici, uffici statali e simili segnano abbondantemente il paesaggio urbano europeo: gli edifici in cui si svolgono queste attività sorgono tutti, infatti, nelle città, ad eccezione di piccole comunità insulari o montane, che per esempio possono avere ancora una piccola scuola o un piccolo ambulatorio medico.
Gli ospedali, in particolare, sono di solito grandi strutture, dotate di edifici per il ricovero dei pazienti, di un pronto soccorso per le urgenze, di locali e di ampi parcheggi, per accogliere i visitatori o il personale che lavora in questo settore.

Veduta aerea dell’ospedale universitario di Atene (Grecia)

IL TURISMO

Il turismo è oggi una delle attività più importanti del terziario, per numero di persone coinvolte e per il giro d’affari che è di molti miliardi di euro. Lo sviluppo del turismo è un fenomeno tutto sommato recente: alla fine dell’Ottocento, quando cominciò a diffondersi l’abitudine di trascorrere un periodo di vacanza in una località diversa da quella di residenza, esso riguardava esclusivamente le classi più ricche, le uniche in grado di affrontare le spese che una vacanza comportava. Per le classi medie o a basso reddito la scampagnata domenicale era l’unica forma di evasione dalla città. Oggi invece il reddito medio in gran parte dell’Europa, soprattutto in quella settentrionale e centro-occidentale, è piuttosto alto, perciò sono molte le persone che possono permettersi di andare in vacanza. Oggi il turismo viene considerato un fenomeno di massa.

Turisti nella spiaggia di Barcellona (Spagna)

Anche le persone che lavorano nel settore del turismo sono in continuo aumento: nell’Unione Europea sono il 7% della popolazione attiva, con punte del 9% in alcune regioni mediterranee (Spagna, Portogallo, la Romagna in Italia). In alcuni Stati (Francia, Spagna, Austria) il turismo produce quasi il 10% del reddito nazionale: i turisti infatti spendono per dormire (alberghi, pensioni, case in affitto, ecc.), per mangiare (ristoranti di ogni tipo, gelaterie, bar e pub), per divertirsi (discoteche, cinema, parchi gioco), per andare in spiaggia (stabilimenti balneari) o in montagna e così via. Molti, inoltre, acquistano souvenirs, cioè oggetti come ricordo del viaggio o come regalo da portare ad amici e parenti e ciò incrementa la produzione industriale ed artigianale e tutte le altre attività commerciali.

Un’agenzia di viaggi francese

L’Europa è il continente che attrae il maggior numero di turisti, sia dall’Europa stessa, sia dagli altri continenti (in particolare i turisti provengono dagli U.S.A., dal Giappone e dalla Cina); il nostro continente è una grande meta turistica per le sue bellezze naturali e per il suo ricchissimo patrimonio artistico e storico. Tra i primi 10 Paesi al mondo per numero di turisti (vedi tabella sottostante, relativa all’anno 2013), 6 sono europei: al primo posto si colloca la Francia con quasi 85 milioni di visitatori, al terzo la Spagna (più di 60 milioni), al quinto l’Italia (quasi 48 milioni), soprattutto in Veneto, Lombardia, Lazio, Toscana e Trentino Alto Adige.


Le due grandi aree turistiche europee sono le coste mediterranee e l’arco alpino; altre mete assai ricercate sono le grandi capitali e le città d’arte, come Parigi, Londra, Madrid, Lisbona e – in Italia – Roma, Venezia, Firenze, Napoli. Questo turismo, di tipo culturale, è in espansione anche nell’Europa dell’Est e interessa soprattutto le città di Praga, Budapest e San Pietroburgo.

Il museo dell’Ermitage a San Pietroburgo (Russia), uno dei più ricchi musei del mondo

L’Europa è infine ricca di luoghi divenuti mete turistiche perché dotati di attrattive di vario genere: si tratta di centri religiosi (il Vaticano, Lourdes), di parchi naturali e di divertimento (Disneyland a Parigi), di località termali e curative.
Qualunque sia la forma di turismo possibile in una data località, essa contribuisce a segnare il paesaggio in maniera vistosa: pensa alle distese di ombrelloni sulle spiagge mediterranee, alle funivie e seggiovie nelle zone di montagna, agli alberghi nelle grandi città, alle attrazioni che occupano vasti ettari di terreno nei parchi di divertimento e così via.

Disneyland vicino a Parigi si estende su un’area di 2,86 km²

LE ATTIVITÀ SPORTIVE E RICREATIVE

In tutta Europa non c’è città che non abbia un grande numero di edifici in cui praticare uno sport o assistere a una manifestazione sportiva, ma anche in un piccolo villaggio, ormai, ci sono strutture, magari anche semplici, dove giocare a calcio o praticare altri sport, magari legati a una tradizione locale.
Gli edifici sportivi che maggiormente segnano il paesaggio sono lo Stadio e il Palazzo dello Sport: in entrambi, ma soprattutto nel secondo, si disputano non solo le varie gare sportive (calcio, basket, pallavolo), ma si tengono anche concerti rock, esibizioni di gruppi folcloristici, spettacoli teatrali, riunioni di associazioni, eccetera.

Concerto di Bruce Springsteen all’Etihad Stadium di Manchester (Regno Unito)

Questi edifici sono di solito situati nelle periferie delle città, dove è disponibile un ampio parcheggio per i numerosi partecipanti all’evento sportivo e d’altro genere.
L’esterno di questi edifici è un volume unitario di grandi dimensioni: può avere forma circolare con copertura a cupola, o forma parallelepipeda con copertura curva (a vela o a volta). L’interno è un grande volume diviso in tre zone funzionali: il campo dove disputare la partita, le gradinate con i posti a sedere per il pubblico, i vari percorsi con le rampe d’accesso e i ballatoi di distribuzione ai singoli posti.

Il Palazzo dello Sport di Barcellona (Spagna), costruito per le Olimpiadi del 1992;
il suo nome originale è Palau d’Esports Sant Jordi

Altri edifici di grandi dimensioni che vengono usati per uso collettivo a fine sportivo, ricreativo o economico sono la piscina coperta, l’ippodromo, il cinema multisala, il teatro, il quartiere fieristico, il palazzo dei congressi.
In Europa sono presenti anche dei grandi teatri di posa (dove vengono realizzati film e programmi televisivi), come Cinecittà a Roma, Studio Babelsberg a Potsdam (Germania), Pinewood Studios a Londra.

Veduta aerea dello Studio Babelsberg a Potsdam (Germania)

Infine l’Europa può utilizzare per spettacoli di vario genere (dall’opera lirica al concerto rock, dalla rappresentazione teatrale agli sport taurini) edifici assolutamente originali quali i teatri e gli anfiteatri romani, come accade all’Arena di Verona (Italia), all’Arena di Pola (Croazia), al teatro di Orange o all’anfiteatro di Arles (Francia), al Teatro romano di Mérida (Spagna), all’anfiteatro di Avenches (Svizzera).

Una rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi all’Arena di Verona (Italia)

IL TERZIARIO AVANZATO

Nel terziario avanzato viene compreso innanzitutto il settore delle telecomunicazioni, cioè di tutte le attività che diffondono a distanza notizie, informazioni, immagini, suoni; esse sono il frutto delle nuove tecnologie elettroniche e informatiche (satelliti, sistema digitale, cavi in fibra ottica, microelettronica, ecc.), che hanno affiancato alle tradizionali reti telefoniche fisse le nuove reti usate per la telefonia mobile, la tv digitale e satellitare e la rete telematica di Internet.
Quest’ultima è nata dalla connessione tra il computer e la rete telefonica fissa, ma si sta sempre più allargando alla rete mobile; la sua capacità nella trasmissione rapida di immagini, video, testi e suoni è in continuo miglioramento e ciò determina la grande espansione che hanno in tutta Europa sia gli utenti di Internet, sia i siti telematici di ogni tipo. Anche se esistono ancora delle differenze tra Europa occidentale e orientale, esse si vanno assottigliando sempre più.

Un Internet Caffè a Praga (Repubblica Ceca)

Altrettanto ampio è stato lo sviluppo della telefonia mobile, nella quale la comunicazione non avviene più tramite cavi, ma è resa possibile da antenne disseminate nel territorio. Negli ultimi anni la diffusione del cellulare è stata imponente e già nel 2002 il numero degli utenti aveva superato quello degli abbonati della telefonia fissa. Anche in questo settore gli Stati dell’Europa occidentale sono più sviluppati di quelli orientali: le maggiori aziende europee per la telefonia mobile hanno sede proprio nell’Europa occidentale e sono l’inglese Vodafone, la tedesca Deutsche Telekom e la francese France Telecom. Francia e Germania sono leader in Europa anche nella produzione di programmi televisivi e nella gestione di reti telematiche, mediante società multinazionali che operano anche nei Paesi dell’Est europeo. Per il traffico Internet i principali nodi europei della rete sono costituiti dalle città di Londra, Parigi, Amsterdam e Copenaghen.

La sede centrale della Deutsche Telekom a Bonn (Germania)

Un altro settore importantissimo del terziario avanzato è quello della ricerca scientifica e tecnologica: i Paesi che riescono a realizzare il maggior numero di innovazioni dispongono infatti di un vantaggio tecnologico sulle altre nazioni concorrenti e da ciò traggono notevoli guadagni economici.
La ricerca avviene in più direzioni, per esempio si volge a trovare nuovi materiali per l’industria (fibre sintetiche, materiali per automobili, edilizia, ecc…), a sperimentare nuove tecniche agricole, nuovi vaccini o farmaci contro le malattie più gravi (cancro o AIDS), a studiare le possibilità di impiego di nuove fonti di energia, a progettare nuovi aerei, satelliti e così via.
In Europa il più alto numero di addetti alla ricerca scientifica  e tecnologica si registra nei Paesi occidentali. Le aeree in cui si concentrano i laboratori e i centri di ricerca sono situate nelle zone economicamente sviluppate, come la zona inglese tra Londra, Cambridge e Glasgow, quella parigina, quella olandese e quelle tedesche di Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera. Nel loro complesso va detto che i Paesi europei occidentali destinano a questo settore meno risorse economiche di quelle assegnategli da Stati Uniti e Giappone e ciò determina il fenomeno cosiddetto della “fuga dei cervelli”, che impoverisce ulteriormente gli Stati che si trovano in posizioni di inferiorità.
A livello di Unione Europea sono sorti negli ultimi anni diversi organismi per favorire la ricerca scientifica, come l’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia (creato nel 2008), o il Consiglio Europeo della ricerca (2007), o ancora il Centro Comune di Ricerca.

La facoltà di Scienza e Tecnologia dell’Università di Coimbra (Portogallo) è un importante centro europeo per la ricerca

Per recuperare il ritardo accumulato, in tutta Europa sono sorti, già nei primi anni Settanta del XX secolo, i cosiddetti parchi tecnologici e scientifici. Si tratta di luoghi in cui si concentrano centri di ricerca e laboratori che lavorano in stretto collegamento con le Università. Queste strutture ospitano anche numerose imprese che si dedicano allo studio delle innovazioni tecnologiche e alle loro applicazioni industriali. L’obiettivo dei parchi tecnologici è quello di determinare lo sviluppo delle imprese già esistenti, ma anche di far nascere nuove aziende. I Paesi che ne ospitano il maggior numero sono la Francia, il Regno Unito e la Germania. Il parco tecnologico più grande e il primo d’Europa è quello di Sophia Antipolis, situato in un’area collinare nei prezzi di Nizza. Esso comprende 1.400 imprese e 3 Università: è frequentato da 5.500 studenti e 4.500 ricercatori e vi lavorano oltre 34.000 persone.

3 immagini prese dall'home page del sito ufficiale di Sophia Antipolis

venerdì 13 marzo 2015

28 Il settore terziario - Trasporti e vie di comunicazione



TRASPORTI E VIE DI COMUNICAZIONE

Le attività commerciali, ma anche altre attività economiche e sociali, non potrebbero funzionare senza il trasporto, ossia il movimento delle merci e delle persone da un luogo all’altro. Questo era vero anche nell’antichità, ma lo è ancora di più oggi, dato che la globalizzazione ci ha portato ad avere sempre più bisogno di merci che provengono da tutti i continenti.
Il trasporto avviene con mezzi diversi (autoveicoli, treni, navi, aerei) e grazie alle diverse vie di comunicazione, che sono di 3 tipi:
- terrestri (strade, autostrade, ferrovie, fiumi navigabili, canali)
- marittime (le rotte percorse da navi e traghetti nei mari e negli oceani, che hanno i porti come punto di partenza e di arrivo)
- aeree (le rotte degli aeroplani, che partono e arrivano servendosi degli aeroporti).


LE VIE DI COMUNICAZIONE TERRESTRI

Le vie di comunicazione terrestri sono tutte collegate tra di loro, perciò formano una rete composta di tanti segmenti che uniscono i centri abitati; più un centro abitato è grande, maggiori sono i segmenti (le vie di comunicazione) che partono da esso.
La più diffusa via di comunicazione terrestre è la strada, che possiamo definire come un’area di uso pubblico a forma di “nastro”, formata da due o più corsie, riservata ai mezzi di trasporto su gomma. In base alle proprie caratteristiche le strade vengono normalmente distinte in strade rurali (quelle che servono zone poco abitate nelle campagne o nelle montagne), strade urbane (le vie e i viali di un centro abitato), strade extraurbane (fuori dai centri abitati; esse a loro volta possono essere comunali, provinciali o statali, a seconda dell’ente pubblico incaricato della loro manutenzione) e autostrade.

Veduta aerea su una città come Vienna e il suo intrico fittissimo di strade

La fitta rete di strade che esiste in Europa ha la propria origine nelle strade che i Romani costruirono 2.000 anni fa; essi incominciarono con le strade consolari, che partivano da Roma e si distribuivano a raggiera in tutte le regioni della penisola italica. Nel I e II secolo d.C. prolungarono questa rete al di là dei confini italiani, in seguito alle loro conquiste militari: essa assicurava il trasferimento dei soldati e il movimento delle merci, due operazioni fondamentali per il funzionamento dell’impero.
I percorsi più importanti (le direttrici principali) erano segnati dalle strade maestre: esse erano larghe circa 6 metri e nelle vicinanze delle città erano lastricate, ossia, sopra la massicciata in ciottoli e malta, che ricopriva a sua volta lo scavo di fondazione, cioè le fondamenta che rendevano solido il terreno, venivano posti dei lastroni di pietra, che soprattutto nell’Italia meridionale erano di lava, un materiale molto duro. In questo modo, là dove il traffico era maggiore, si potevano evitare fango e polvere. Le strade minori erano larghe circa 3 metri.

Un tratto della Via Appia di cui si vede ancora il lastricato

Con la caduta dell’impero romano le strade andarono a poco a poco in rovina, tanto che alla fine del Medioevo molte di esse erano impraticabili, perché i contadini le usavano come cave di pietre da costruzione. Oggi di esse restano soprattutto i ponti in pietra, che sono tra le opere più monumentali della civiltà romana.

Il ponte romano di Mérida (Spagna)

Il ripristino delle strade in Età Moderna è avvenuto spesso tenendo conto dei tracciati romani, per cui diverse linee viarie odierne si trovano (in tutto o in parte) esattamente dove gli antichi Romani avevano costruito le loro strade.
Oggi, come nell’antichità, il tracciato della strada è condizionato dalla morfologia del territorio, alle cui forme deve per lo più adattarsi. Distinguiamo così, dal punto di vista morfologico, due tipi di strade:
- le strade di pianura
- le strade di montagna.
La strada di pianura in Europa attraversa soprattutto zone di campagna in cui viene praticata l’agricoltura: spesso ha lunghi tratti rettilinei e molte volte è fiancheggiata da filari di alberi. Ogni tanto entra in un centro abitato, dove i semafori regolano il traffico in corrispondenza degli incroci; negli ultimi anni quasi tutti i Paesi europei stanno sostituendo incroci e semafori, ove possibile, con rotatorie (o rotonde) che agevolano lo scorrimento dei veicoli. Superato l’incrocio o la rotatoria, la strada continua per altri chilometri in mezzo ai campi, passando sui ponti che scavalcano i fiumi, le ferrovie, le strade.

Una strada nel sud dell’Inghilterra

Come si è detto per gli antichi Romani, anche per i nostri tempi la costruzione di un ponte è spesso un’opera monumentale e di grande fascino e l’Europa è ricca di simili meraviglie dell’ingegneria. Tra le quali possiamo annoverare anche il Tunnel della Manica, che unisce la Francia al Regno Unito.

Il ponte Storebæltsbroen in Danimarca

La strada di montagna deve affrontare le salite, che sono ritenute normali fino alla pendenza del 10%. Nelle valli a U, col fondovalle largo e piatto, la strada corre in basso accanto al torrente. Nelle valli a V, col fondovalle stretto e tortuoso, la strada si tiene sul fianco della montagna (a mezza costa) e procede con molte curve. Presso il valico, dove la pendenza diventa forte, la strada sale a zig zag con rampe (tratti rettilinei) e tornanti (curve a ferro di cavallo): queste strade allungano sicuramente il percorso, però permettono di salire fino al valico grazie alla pendenza accettabile.

Strada di montagna in Norvegia

L’autostrada è una strada con delle caratteristiche un po’ diverse:
- è riservata al traffico veloce su gomma (tir, autobus, automobili, motociclette)
- permette di viaggiare per molte ore ad una velocità sostenuta (variabile da Stato a stato, ma anche da tratto a tratto, o a seconda delle condizioni atmosferiche, generalmente inferiore in Europa a 150 hm/h)
- è composta da due carreggiate separate, una per ogni senso di marcia, ciascuna formata da due o tre o anche più corsie: le corsie di sinistra sono per il sorpasso dei veicoli, mentre a destra c’è la corsia per i mezzi di soccorso o per le emergenze, qualora non vi siano apposite piazzole
- quando incrocia strade e ferrovie, esse sono costrette a scavalcarle (mediante un cavalcavia) o a passarle sotto (sottopasso)
- in molti Stati sono a pagamento, che si può fare nel momento stesso in cui si usufruisce dell’autostrada in contanti o mediante carte di credito e simili, oppure esponendo sul parabrezza delle vignette adesive da pagare anticipatamente
- i punti di ingresso e di uscita hanno uno svincolo che porta direttamente nel senso di marcia e nei Paesi in cui l’uso dell’autostrada è a pagamento, ci sono delle barriere dove pagare il pedaggio, tramite un operatore (casellante) o mediante macchine elettroniche.

Barriera per il pagamento autostradale a Parigi

Inoltre per scavalcare gli ostacoli naturali (come vallate, rilievi, centri abitati, eccetera) le autostrade (ma anche le strade e le ferrovie) necessitano di viadotti e gallerie (o tunnel), con cui si eliminano le curve strette e le forti pendenze che rallentano il traffico: nei viadotti e nelle gallerie la pendenza non è mai superiore al 5%.
I viadotti segnano fortemente il paesaggio e soprattutto nei fondovalle stravolgono lo spazio su cui sorgono; anche i tunnel, che perforano le montagne, hanno modificato il paesaggio, ma, poiché passano sotto le montagne, sono meno visibili.

Autostrade nei Paesi Bassi

La ferrovia ha caratteristiche tutte particolari: usa come mezzo di trasporto il treno, formato da una macchina motrice (locomotiva), in grado di far muovere una serie più o meno lunga di vagoni agganciati tra di loro e utilizzati per il trasporto di persone e di merci. Il treno corre su un binario formato da due rotaie d’acciaio parallele, poste a una distanza fissa detta scartamento, che servono a guidare le ruote dei vagoni: lo scartamento “normale” in Europa è di 1435 mm. (ma in Russia è di 1520 mm.).
Le linee ferroviarie sono di 3 categorie:
1- a binario singolo, per le linee secondarie dove il traffico è di interesse locale. Su di esso viaggiano piccoli convogli che usano il binario a turno: un treno aspetta in stazione che arrivi quello che procede in senso contrario, poi inizia il suo percorso. Poiché su queste linee il traffico è scarso, non conviene spendere per elettrificarle, perciò di solito si usano motrici con motore a gasolio;

Un treno su una linea a binario unico in Bosnia ed Erzegovina

2- a doppio binario, per le linee principali di grande comunicazione, che collegano le città più importanti. Sono percorse in ogni ora del giorno da molti convogli e quasi sempre sono elettrificate, cioè dotate di un filo continuo a 4 metri di altezza, dove passa la corrente elettrica a 3.000 volt;
3- ad alta velocità, una linea a doppio binario ed elettrificata, riservata ai supertreni che collegano le città principali in poco tempo, poiché raggiungono anche i 320 km/h. Ancor più dei treni che corrono sul doppio binario, i treni ad alta velocità sono dotati di vari comfort: cinema, ristorante, tecnologia wi-fi e così via.

Un treno ad alta velocità Talgo 350 (AVE 102) in Spagna, il Paese in Europa che ha attualmente 
il maggior numero di chilometri ferroviari ad alta velocità

Il treno non può muoversi su terreno fortemente in pendenza: né in salita, né in discesa. Per mantenere una velocità elevata il treno deve trovare una pendenza piccolissima, possibilmente del 2%, che significa che il treno deve percorrere 100 metri per salire di 2 metri; con pendenze maggiori, la locomotiva perde potenza. Per questo in montagna le ferrovie corrono spesso in galleria, evitando così di dover salire a quote elevate.
Anche la costruzione delle ferrovie ha fortemente modificato il paesaggio, soprattutto in prossimità delle grandi stazioni, dove c’è bisogno di molto spazio per l’intrico di binari che si viene a creare. Inoltre, se la stazione vera e propria viene solitamente curata e abbellita in vari modi, la zona circostante dove è stesa la grande massa di rotaie è molto spesso desolata e triste.

Zona attorno a una stazione ferroviaria a Zagabria (Croazia)

Tra le vie di comunicazione terrestri si considerano anche i fiumi e i canali navigabili, sebbene in realtà si tratti di vie d’acqua. Esse vengono utilizzate per il trasporto di merci pesanti su chiatte, perché permettono costi vantaggiosi rispetto all’autocarro (circa un decimo) o al treno (circa un quarto).
Un fiume navigabile è un fiume lungo centinaia di chilometri, che scorre in un territorio con piccola pendenza e con portata d’acqua costante: in Europa queste caratteristiche si trovano più facilmente nelle vaste pianure centro-settentrionali (dalla Francia alla Russia).

Traffico sul fiume Elba ad Amburgo (Germania):
siamo sul vasto estuario dell’Elba, dove possono navigare anche grandi navi portacontainer

Un canale artificiale è un solco costante, scavato per una lunghezza di decine (o centinaia) di chilometri, che viene riempito con l’acqua di un fiume. Ha i vantaggi di avere una pendenza debole e costante e una portata d’acqua regolare, tuttavia è un’opera costosa ed è molto più stretto del letto di un fiume.
La chiatta è l’imbarcazione adatta per trasportare sui fiumi e canali navigabili merci pesanti: legname, sabbia, carbone, minerali di ferro e simili. Infatti ha uno scafo lungo, per contenere molte merci, ha un fondo piatto, per galleggiare in acque poco profonde, ha delle fiancate basse, perché la navigazione avviene in acque tranquille, senza grandi onde. Naturalmente le chiatte usate nei canali sono più piccole di quelle che possono navigare nei grandi fiumi: qui le chiatte possono arrivare alla stazza di 4.000 tonnellate (la stazza è il volume interno: 1 tonnellata è pari a circa 2,8 m³) e navigare nei due sensi senza ostacolarsi.

Chiatta per il trasporto di carbone sul Danubio a Vienna

Le chiatte possono navigare in completa sicurezza solo quando la corrente è debole: se la pendenza supera l’uno per mille (1 metro al chilometro) l’acqua diventa troppo veloce e rende pericolosa la marcia in entrambe le direzioni. Per regolarizzare il corso di un fiume con eccessiva pendenza vengono perciò costruite alcune dighe lungo il percorso.
La diga fluviale è un’opera che sbarra il fiume di traverso e crea un dislivello di circa 10 metri tra il corso a monte e il corso a valle. In questo modo il fiume viene diviso in tratti quasi orizzontali e le chiatte possono navigare nelle migliori condizioni.
Ovviamente per passare da un tratto all’altro la chiatta ha bisogno di un “ascensore”, ossia di una conca: la chiatta entra questa conca e viene sollevata al livello superiore o fatta scendere al livello inferiore. Per superare forti dislivelli si usano molte conche consecutive.

Conche sul fiume Neckar (Germania): nell’immagine si vedono le due conche, o vasche, 
una piena d’acqua e una vuota; nella vasca a sinistra la chiatta è entrata a un livello più basso 
ed è stata sollevata al livello più alto del fiume che si vede a destra

VIE DI COMUNICAZIONE MARITTIME

Le vie di comunicazione marittime utilizzano, come è ovvio, il mare e gli oceani, ma anche alcuni canali marittimi, come quello di Corinto in Grecia, utilizzato da navi di stazza non elevata, o quello di Kiel in Germania, percorso anche da navi molto grandi.

Due imbarcazioni sul Canale di Kiel (Germania)

Nel traffico marittimo le navi (o i sottomarini) si spostano da un luogo a un altro seguendo delle tratte prefissate e rispettando alcune regole che sono state definite a livello internazionale: ad esempio quelle relative alle cosiddette acque territoriali (il tratto di mare vicino alla costa).
Il punto di partenza e di arrivo di una imbarcazione è il porto, commerciale o per passeggeri, turistico o militare. Il porto è un tratto di mare protetto, in cui le navi possono sostare e compiere con facilità le operazioni di carico e scarico delle merci e di imbarco e sbarco delle persone. Un porto è formato da due tipi di strutture:
- le opere portuali esterne, cioè le dighe, che delimitano il bacino interno e riducono il moto ondoso
- le opere portuali interne, cioè banchine e sporgenti, per l’approdo delle navi alla costa e le conseguenti operazioni.
Il molo è l’unità funzionale del porto: esso viene attrezzato per lo scarico e la conservazione momentanea di un certo tipo di merci: abbiamo così il molo con silos per i cereali, il molo portacontainer per lo sbarco e il trasferimento dei container, il molo per prodotti alimentari con magazzini frigoriferi, eccetera. Sul molo ci sono anche la strada e la ferrovia, per il trasferimento delle merci sui mezzi di trasporto terrestri, e una serie di segnalatori luminosi (dal faro ai fanali) per identificare la presenza del porto di notte o per segnalare l’ingresso e l’uscita del bacino portuale.

Il porto di Trieste (Italia) con la diga, i moli, le gru, i magazzini, eccetera

I porti per passeggeri sono molto simili a quelli commerciali, anche se mancano dei magazzini per lo stoccaggio delle merci; la loro funzione è quella di far salire e scendere dalle navi i viaggiatori ed eventualmente le loro vetture.
Un caso un po’ particolare è rappresentato dalle navi da crociera, che negli ultimi tempi hanno preso l’abitudine di entrare anche in spazi non provvisti di un porto attrezzato o non adeguati alla loro mole, come avviene per esempio nel bacino di San Marco a Venezia.

Una nave da crociera entra a Venezia

VIE DI COMUNICAZIONE AEREE

Come per le vie marittime anche per le vie aeree le rotte non sono rigidamente limitate, come succede invece con strade, autostrade, ferrovie, canali navigabili. Questo non significa che gli aerei non debbano seguire dei tragitti precisi: per esempio devono rispettare tutte le restrizioni dello spazio aereo, che sono definite a livello internazionale per evitare situazioni di pericolo o per tutelare spazi delicati.
Nelle vie di comunicazione aeree lo spazio privilegiato è quello dell’aeroporto, ossia l’area pianeggiante attrezzata per la partenza e l’arrivo degli aerei. Un aeroporto è formato da 3 tipi di strutture:
- le piste di volo: esse servono per il decollo e l’atterraggio degli aerei e sono lunghe da 1 chilometro fino a 2 chilometri circa, in base alla dimensione dei velivoli. Le piste di volo hanno una pavimentazione molto robusta, perché deve resistere al peso e alle sollecitazioni trasmesse dalle ruote degli aerei. Accanto ad esse ci sono le piste di rullaggio, attraverso le quali gli aerei si spostano lentamente, sulle ruote, verso il luogo stabilito per il decollo. I piazzali di sosta sono invece grandi superfici dove gli aerei si fermano per le operazioni di carico e scarico. Tutte queste azioni sono regolate dalla torre di controllo, che disciplina il traffico aereo via radio;

Un aereo su una pista di volo

- i fabbricati: ce ne sono di vario tipo, in base alle diverse funzioni. L’aerostazione per le operazioni di imbarco e sbarco dei passeggeri, gli hangar (o aviorimesse) per la manutenzione e la revisione degli aerei, le zone tecniche per i carburanti, i mezzi antincendio, eccetera. Poiché l’aerostazione è lo spazio in cui si muove il passeggero, essa è curata e piacevole al massimo, con tutte le attrezzature necessarie al viaggio e le comodità che offrono alle persone la possibilità di trovarsi a proprio agio;
- i parcheggi esterni: essi sono di solito molto ampi e sono collegati a una rete stradale e ferroviaria tanto più fitta, quanto maggiore è la città o la regione che si serve dell’aeroporto.
Le trasformazioni del paesaggio effettuate dagli aeroporti consistono soprattutto nell’ampio spazio di terreno che viene utilizzato per la costruzione di questo servizio; terreno che viene privato di qualunque forma di vegetazione, se si eccettua qualche distesa di erba tra le varie piste di volo.

L’aeroporto di Oslo (Norvegia)